Carissimi compagni carissime compagne di viaggio,
due nuove pagine avventurose del mio diario sono online e a breve nuove emozionanti foto tutte per voi.
Ne approfitto per ringraziarvi tutti per esservi uniti insieme a me in quest'avventura.
Continuate a seguirmi numerosi e se avete curiosità e domande, non esitate.
Grazie di cuore
Tammy
29 novembre 2011
14 Novembre 2008
14 Novembre
2008 Parque National Manuel Antonio
Niente sveglia
stamattina e niente cena ieri sera.
Ieri sera siamo
crollati! Incredibile, è la prima mattina che apro gli occhi alle nove!
Come sono riposata, ma
anche affamata direi.
Pronti per la
colazione, ci siamo solo noi. Josy ci sorride dalla reception e tra i fornelli
Martury, la cuoca ci prepara uova strapazzate, riso con fagioli, pane tostato e
frutta fresca.
Il caffè non si può
bere, è terribile ma il the sì.
Dopo una sistemata
generale a stanza e bagagli, raggiungiamo la nostra amata Arellis alla sua
agenzia per prenotare un altro bus per la nostra prossima escursione.
E’ una ragazza
splendida e paziente, in pratica questa è la seconda escursione che
organizziamo con lei. Oggi andremo a visitare il parco di Manuel Antonio ma
domani ripartiremocon destinazione Monteverde. Ci costa 45$ a testa e verrà a
prenderci domani mattina alle sette un trasporto privato. Racconto l’esperienza
del Corcovado e lei incuriosita e sorridente mi dice di non esserci mai stata. Che strano, io che
consiglio a lei di andarci…
Fuori dall’agenzia c’è
suo fratello che vende cappelli e magliette, sbaglio sempre il suo nome e lui
mi corregge ridendo. Tanto il suo nome ancora adesso non lo ricordo ma tanto anche per lui credo sia la stessa cosa. Passeggiando per il centro, si
vedono molti uomini che hanno alzato un po’ il gomito e si dice che giri molta
droga ma nessuno t’infastidisce e ovunque guardi ci sono bancarelle di
souvenir.
Che dire. puravida!
Torniamo in stanza e ci
prepariamo per il tanto sospirato parco.
Fa molto caldo è
l’umidità è alta. L’ingresso al parco costa 10 $ normale 20$ con la guida.
Siccome un po’ di
esperienza ce la siamo fatta e il parco è facile da visitare, preferiamo
l’ingresso senza guida.
Dopo aver percorso un
grande canalone sterrato con a destra e a sinistra solo foresta, arriviamo a un
bivio, dove sono indicati i vari sentieri da seguire. A un certo punto vedo
qualcosa camminare sugli alberi. Troppo veloci, accendo la macchina fotografica
e alzo lo sguardo verso le fronde degli alberi. Nulla, il male al collo è
terribile, abbasso l’obiettivo e mi accorgo che un musetto curioso sporgeva tra i rami.
Mi scappa da ridere e scatto una foto a un bellissimo esemplare di mapache,abbastanza cicciotto direi, che a mia insaputa, chissà da quanto tempo era lì che osservava. Poco più avanti, una palla di pelo che si muove a rallentatore. Non ci posso credere è un bradipo!
Non ne avevo mai visto uno dal vivo e così da vicino. Che felicità, posso fotografarlo con tranquillità, è stupendo e riesco persino a vedere il suo muso mascherato. Grazie bradipo, tu si che sei un amico!
Mi scappa da ridere e scatto una foto a un bellissimo esemplare di mapache,abbastanza cicciotto direi, che a mia insaputa, chissà da quanto tempo era lì che osservava. Poco più avanti, una palla di pelo che si muove a rallentatore. Non ci posso credere è un bradipo!
Non ne avevo mai visto uno dal vivo e così da vicino. Che felicità, posso fotografarlo con tranquillità, è stupendo e riesco persino a vedere il suo muso mascherato. Grazie bradipo, tu si che sei un amico!
Ci infiliamo nel primo
sentiero, il sendero “Cataratta”. Dopo un cammino di poco più di un chilometro,
arriviamo fino a una cascata. Il cammino è un po’ faticoso per colpa del fango
ma la cascata è bellissima. Piccolina ma davvero bella. Tra due massi,
adagiato nell’acqua calma, c’è un grande gambero blu.
Non ne ho mai visto uno forse solo nelle enciclopedie. Foto e via, si risale verso il prossimo sentiero. Il sentiero è poco battuto e vedo pochi animali a parte iguane e lucertole. Torniamo indietro e con la coda dell’occhio noto qualcosa di grande alla mia destra. Mi blocco, mi giro lentamente e vedo un grande rospo immobile sulle foglie davanti a quella che credo sia la tua tana. Bellissimo e lucido, chissà se lo bacio se diventa un principe. Il mio amico sostiene che il massimo che può succedermi dopo avergli dato un bacio è cadere stecchita per terra, visto le sostanze ad alta concentrazione chimica dannosa presente sulla sua pelle! Mi scappa nuovamente da ridere.Beh una foto se la merita ma è un po’ permaloso e in un batter di ciglio sparisce dentro la sua tana.Riposiamo cinque minuti e al primo bivio prendiamo il sendero “Mirador”. Passiamo sopra a un ponticello di legno e tra i rami vedo sfrecciare un uccello strano. Lo seguo a fatica, è velocissimo e si ferma poco sui tronchi. Guardo bene e scopro che è un picchio. Ha la testa rossa ed è intento a scrollarsi le piume. Gli faccio una foto o almeno ci provo. Fa un verso strano e scappa tra gli alberi.
Non ne ho mai visto uno forse solo nelle enciclopedie. Foto e via, si risale verso il prossimo sentiero. Il sentiero è poco battuto e vedo pochi animali a parte iguane e lucertole. Torniamo indietro e con la coda dell’occhio noto qualcosa di grande alla mia destra. Mi blocco, mi giro lentamente e vedo un grande rospo immobile sulle foglie davanti a quella che credo sia la tua tana. Bellissimo e lucido, chissà se lo bacio se diventa un principe. Il mio amico sostiene che il massimo che può succedermi dopo avergli dato un bacio è cadere stecchita per terra, visto le sostanze ad alta concentrazione chimica dannosa presente sulla sua pelle! Mi scappa nuovamente da ridere.Beh una foto se la merita ma è un po’ permaloso e in un batter di ciglio sparisce dentro la sua tana.Riposiamo cinque minuti e al primo bivio prendiamo il sendero “Mirador”. Passiamo sopra a un ponticello di legno e tra i rami vedo sfrecciare un uccello strano. Lo seguo a fatica, è velocissimo e si ferma poco sui tronchi. Guardo bene e scopro che è un picchio. Ha la testa rossa ed è intento a scrollarsi le piume. Gli faccio una foto o almeno ci provo. Fa un verso strano e scappa tra gli alberi.
Ora che ci penso bene,
credo che assomiglia al picchio dei cartoni animati, come si chiamava…Woody
Voodpaker? Mah!
Tutto intorno si
sentono i suoni gutturali emessi dalle scimmie urlatrici e vi assicuro che fa
venire la pelle d’oca. Decidiamo di seguire i versi per vedere se si riesce a
raggiungerle.
La scalata diventa
molto impegnativa e ogni tanto si vede scendere qualche turista.
Meno male che non è
affollato il parco oggi, se no addio avvistamenti.
Finalmente in assoluto
silenzio, riusciamo a raggiungerle.
Un’intera colonia,
saranno circa 6 - 7 esemplari e con loro ci sono anche dei piccoli.
Non si potrebbe, ma per qualche metro abbandono il sentiero e provo sedermi sotto il loro albero. Purtroppo sono troppo lontane ben nascoste tra le foglie, ma ho la fortuna di vedere un piccolo che giocava tra i rami e il maschio dominante comodamente sdraiato a pancia in giù tra due rami.
Non si potrebbe, ma per qualche metro abbandono il sentiero e provo sedermi sotto il loro albero. Purtroppo sono troppo lontane ben nascoste tra le foglie, ma ho la fortuna di vedere un piccolo che giocava tra i rami e il maschio dominante comodamente sdraiato a pancia in giù tra due rami.
Abbiamo fatto troppo
rumore e forse arriva gente.
Si spostano tra un
albero all’altro e in pochi minuti sparisconotra le fronde degli immensi alberi.
Che emozione però, sono
molto unite tra loro e vederle così dal vivo, ti fa sembrare di essere in un
documentario.
Riprendiamo il sentiero
e raggiungiamo il “Mirador” ovvero il panorama che affaccia sulla scogliera. Sembrerò ripetitiva, ma
è un paradiso terrestre.
C’è un buco strano in
un tronco, sembra un nido e andiamo via alla svelta perché è un
nido di vespe di terra. Sono molto aggressive e se attaccano insieme, possono
anche uccidere una persona.
Meglio girargli alla
larga, non voglio tornare a casa bucherellata!
Scendiamo nuovamente e
stavolta ci dirigiamo verso il sendero “Playa Gemella”.
Peccato, forse a causa
dell’alta marea, il sentiero finisce in acqua e della playa solo qualche accenno.
Torniamo al bivio e lì ci aspetta il sendero “ Escondido”, il primo tratto è
abbastanza praticabile, ma l’ultimo è ripidissimo e finisce anch’esso in mare.
Risaliamo a fatica
pronti per l’ultima meta.
Sento un rumore venire
dal sottobosco. Mi accuccio e ascolto bene. C’è qualcuno che sgranocchia
qualcosa. Dal rumore forte non può essere uno scoiattolo, guardo bene e vedo
una specie di grande coniglio con le orecchie corte e la testa grande. E un
esemplare di Lapo ma restano lontani dai sentieri e può capitare che ogni
tanto li attraversino per cercare cibo. Ancora un pò di cammino e finalmente raggiungiamo la Playa del Parque.
Sicuramente più affollata ma no troppo. Qui i visitatori possono prendere il
sole e fare il bagno in tranquillità. Unica accortezza? Fare attenzione a dove
si mettono effetti personali come soldi chiavi e macchine fotografiche. Perché?
Chiedetelo alle scimmie! Sono molto dispettose e sono attirate in pratica da
tutto. Per colpa di turisti idioti che danno loro da mangiar e (qui è
vietatissimo e ci sono multe molto salate), si avvicinano molto agli esseri
umani e non solo rischiano di essere catturate, ma spesso prendono virus che il
loro organismo non può combattere e gli alimenti offerti provocano gravi
scompensi alimentari. Insomma molti devono ancora capire che in questi luoghi,
l’uomo è solo ospite e in quanto tale, ha il dovere di rispettare le abitudini del
padrone di casa.
Finalmente riesco a
fare un bel bagno, qui la corrente è meno forte e riesco a uscire dall’acqua
con il costume ancora addosso.
Troviamo un cocco per
terra e decidiamo di mettere in pratica gli insegnamenti di Elia. Il risultato
è catastrofico! Entrambe riusciamo a farci male con la scorza dura
della noce e dopo una dura lotta però qualche pezzetto siamo riusciti a
mangiarlo. Quello che avanza lo mangiano i paguri.
E’ ora di tornare
indietro. Riprendiamo il cammino verso l’uscita quando dalla vegetazione spunta
un’enorme iguana. I suoi colori sono diversi da quelli che ho riscontrato sugli
altri esemplari. Infatti, questa ha delle parti azzurro chiaro sul suo dorso ed
è veramente grande.
Il ritorno verso
l’uscita è faticosissimo, abbiamo camminato su è giù per il parco dalle 13,30
alle 17 in lungo e in largo per non so quanti chilometri.
Raggiungiamo la stanza,
una bella doccia fredda e dopo la solita sistemata agli zaini, scendiamo in
paese per comprare qualche souvenir.
Purtroppo i soldi non
mi bastano, e quindi aspettiamo il bus locale e andiamo a prelevare contante a
poche fermate dopo Quepos.
Una volta tornati, ci
fermiamo a chiacchierare con Jerry, lo salutiamo perché domani partiremo e a
Manuel Antonio non torneremo più. Mi lascia la sua mail
ed io il ricordo di pensarmi nel caso avesse bisogno di personale per la sua
gelateria. Un abbraccio e poi si va a fare cena da Mario.
Raggiungiamo la mitica
Soda al Parque, salutiamo Mario e il suo socio Eddy e ordiniamo due bei
piattoni di pollo e pesce con contorno maxi di verdura e due birre, le solite.
Mario ci propone la migliore margarina di tutto il paese. La fa lui. Come
dirgli di no?
Buonissima davvero ma
mi ha dato una botta alla testa…
Mario mi aveva promesso
che mi avrebbe fatto la banana flambé e così tra una parola e l’altra si
prepara per il momento clou della spruzzata di alcool che da gusto particolare
al frutto.
Che ridere ragazzi, la
cucina si è illuminata a giorno e in quel momento, pure i grilli hanno smesso
un secondo di cantare.
Serata splendida,
coccolati fino alla fine. Spesa approssimativa 22000 colones.
Pensate che Danilo, un
omino un po’ anziano, ci abbia mostrato come ricava dei grilli dalle foglie
delle palme. Sono riuscita a fare un video e … puravida puravida puravida!
E' l'ora di salutare e
andare. Che splendide persone, umili cortesi e infinitamente speciali.
Abbraccio tra le
lacrime che trattengo a stento Mario, Danilo e Eddy e li ringrazio per tutto la
gioia di vivere che mi hanno trasmesso. Non mi volto, dritta in stanza, solo il
canto dei grilli nell’aria e il pensiero che domani sarò altrove e chissà quali
altre sorprese ha in serbo per me questo fantastico viaggio.
Gli occhi si chiiudono ma il cuore resta acceso, ancora emozionato da tanta felicità.
Buena noce e puravida!
13 Novembre 2008
13 Novembre 2008 Drake/Manuel Antonio
Sono le tre o forse le quattro del mattino e sento qualcosa che mi fa svegliare e uscire dalla stanza, non è
un rumore ma una sensazione fortissima.
Raggiungo la porta ed
esco dalla stanza. Davanti a me uno spettacolo che mi lascia senza fiato.
Non so se sia la luna o
il sole, ma una palla bianca risplende sull’oceano e la sua luce è così forte
che illumina gran parte della spiaggia sottostante.
Il mare sembra calmo ma
nel silenzio si sentono bene le onde che s’infrangono sulle rocce.
Se chiudi gli occhi e
ti lasci guidare dal suono, quasi ti senti cullare dalle onde stesse.
Non ho mai provato una
sensazione così! Mi sento rapita e in perfetta armonia con la terra.
Rimango un po’ seduta
sulle panche e ammiro commossa quella splendida luce.
Tra poco sarà giorno e
il sole occuperà il posto della sua amata luna. Tutto cambierà aspetto e il
canto degli uccelli e il rumore della foresta occuperanno il posto dei canti
dei grilli.
Mi commuovo un po’ di
tanta bellezza e mi lascio dondolare ancora un po’.
Il sonno mi rapisce e
dopo poche ore è mattina.
Suona nuovamente la sveglia.
Sono le 5,30.
Giù dal letto e
sistemati gli zaini, si va a fare colazione tutti insieme.
Ho sempre odiato gli
addii, ma in questo viaggio sono talmente tanti che mi ci sto abituando.
Abbraccio tutti, i ragazzi dello staff del Mirador, Javier e Katy.
Anton e Oriol sono molto emozionati per
l’escursione che stanno per fare, un abbraccio anche a loro e giù verso la
spiaggia dove ci imbarchiamo per Sierpe.
Simone e Ilaria
verranno a Sierpe con noi, ma poi loro torneranno a casa e noi a Manuel
Antonio.
Il ritorno è stato un
po’ più lungo causa rallentamento nell’organizzazione dei turisti.
Siamo in tanti e a un
certo punto, ci spostano da una barca all’altra, tutto rigorosamente in mezzo
al mare.
Rivedo Alex che mi
saluta e mi chiede se il parco mi era piaciuto. La mia risposta? Pura vida
ovviamente! Ricomincia il rodeo sulle onde e una volta rientrati nel Rio, a
tutta velocità voliamo sull’acqua. Dopo un’ora e mezza siamo al molo di Sierpe.
Saluto Simone e Ilaria che in seguito s’infilano su di un pick-up rosso e noi
ci dirigiamo verso il nostro bus privato che ci riporterà a Manuel Antonio,
passando da Domenical e su per l’Interamericana fino Quepos e in fine a
destinazione.
Il nostro autista
questa volta è più magrolino e di poche parole. Non ha molta voglia di parlare
ma sorride quando saltello sul sedile a causa della famosa Carettera Domenical
che è tutta un buco e un sobbalzo!
Una volta usciti da
Sierpe, transitiamo nell’ordine da: Palmas Sud, Palmas Norte, Domenical, Quepos
e infine Manuel Antonio. Dopo due ore di viaggio, siamo a Manuel Antonio e per
la precisione, davanti al Costa Linda.
Questa volta, la stanza
prenotata, ha il bagno in comune.
Ci costa molto meno,
ben 15 $ a notte compresa la colazione. La struttura è semplice e molto ben
curata. La gestisce un uomo atletico e molto curato. Credo abbia occhio e
croce, non meno di quaranta anni.
Con lui lavora sua
figlia Josy. Una poco più che diciottenne, ma di lei ho già parlato in
precedenza.
Il mio zaino ormai è
diventato cibo e abitazione per molti insetti e credo che dopo una
settimana di viaggio, si sia creato al suo interno, un microclima tutto suo.
Per questo motivo,
decido di fare il bucato. Costa 3000 colones e i miei calzini ma soprattutto
l’asciugamano ne hanno davvero bisogno.
Indosso nuovamente il
mio bikini e poi finalmente andiamo a pranzare in paese.
Il posto dove dormiremo
è molto vicino all’ingresso del parco.
Pochi giorni fa,
durante una passeggiata per il paese, avevamo visto una piccola soda vicino
all’entrata, ma era chiusa e ci siamo chiesti se nel frattempo aveva riaperto.
Andiamo a vedere e con
piacere, costatiamo che è aperta.
Piccola ma accogliente,
molto pulita e con musica all’aperto.
Ci accoglie un uomo
dall’aspetto curato e serio , si chiama Mario, è
molto professionale ed educato e quando ha capito che eravamo italiani si è
fermato a fare un po’ di conversazione con noi.
Cosa si mangia?
Ceniamo con casado con
pollo e verdura, una bella birra Imperial e tutto per 3800 colones a testa.
Né caro né economico,
visto il servizio e i piatti abbondanti, rimango pienamente soddisfatta!
Passiamo a trovare il
nostro amico italiano alla sua gelateria. Jerry è contento di vederci e noi gli
raccontiamo un pezzo del nostro viaggio al parco del Corcovado.
Andiamo in spiaggia,
tanto Jerry lo vedremo poi stasera.
Contrattiamo un po’
con un ragazzo della spiaggia e per 3000 colones affittiamo due sdrai per
concederci, almeno oggi, un po’ di riposo da spiaggia. Oggi solo sole e mare
finalmente!
Il tramonto sull’oceano
è spettacolare, ma si alza un po’ di brezza e inizia a piovigginare.
Tanto siamo belli cotti
ed è ora di una bella doccia.
Una volta tornati in
stanza, noto con stupore che il famoso bagno in comune è pulitissimo. I muri
sono ricoperti di splendidi mosaici colorati e le docce hanno delle tende molto
graziose.
Il sole ha asciugati i miei scarponcini ,il gestore me li ha
lanciati sul tetto al sole e alla fine della giornata li ho ritrovati vicino
alla stanza insieme al bucato fresco e profumato.
Che meraviglia calze
pulite e scarpe asciuttee domani mi aspetta un’altra escursione e devo essere
in forma e attrezzata. Dopo la doccia sono
stravolta e crolliamo in un sonno profondo fino il mattino.
24 novembre 2011
21 novembre 2011
12 novenbre 2008
12 Novembre
2008 Parque Naciònal Corcovado
Sono le 5,45 del mattino e la
sveglia mi dice che è ora di alzarsi.
Penso, che felicità
lasciare gli zaini in stanza!
Colazione veloce e poi
via verso la spiaggia per imbarcarci. Come previsto, siamo
io, Luca, Javier e Katerina.Una volta raggiunta la
spiaggia, una ragazza con abbigliamento alla Rambo e dal sorriso simpatico ci
accoglie con un bueno dia.
Si chiama Elia e sarà
la nostra guida per tutta l’escursione. Il “bote” ci aspetta, saliamo e subito
partiamo in balia delle onde dell’oceano. Spero di tenere la colazione dove
l’ho messa…
Dopo quaranta minuti
circa di navigazione, scendiamo nuovamente sulla spiaggia e raggiungiamola
stazione del guardaparco. Posiamo i bagagli (il nostro pranzo e l’acqua) e
firmiamo il registro per l’ingresso del parco Prima di entrare, la mia attenzione è attirata da dei tavolini con sopra sistemati piccoli e grandi scheletri di animali locali. C'è persino una pelle di serpente e poi conchiglie, teschi e uno scheletro di delfino.
Pelle di "grande" serpente
Conchiglie e scheletri di ricci di mare
La prima parte del parco che andremo a visitare si chiama S. Pedrillo e dentro ad esso ci sono vari tipi di boschi e vegetazioni.
Pelle di "grande" serpente
Conchiglie e scheletri di ricci di mare
La prima parte del parco che andremo a visitare si chiama S. Pedrillo e dentro ad esso ci sono vari tipi di boschi e vegetazioni.
Ci incamminiamo sul
sentiero che ci porterà al primiero bosco, il più vecchio, dove si possono
trovare piante e alberi di almeno 300 – 400 anni. Incredibile, i ficus che noi
in Italia teniamo in casa come piante da ornamento e qui sono alte 20 metri!
Sono enormi e verdissime.
Nel primo tratto, il
sentiero è abbastanza lineare, mentre man mano che raggiungiamo il secondo
bosco, il sentiero si fa un po’ più impegnativo.
Hanno un musetto
adorabile, ma purtroppo non riesco a fotografarli, sono troppo lontani e
veloci. Seguendo un rumore proveniente dalle fronde degli alberi, scorgiamo una
scimmia cappuccino (caba Blanca), è meno socievole di quelle di Manuel Antonio,
infatti, ci osserva un attimo e si allontana quasi subito. Durante il cammino,
per pura fortuna, riesco a vedere una piccola ranocchietta di color marroncino
su di una foglia a pochi passi da me. Che soddisfazione si prova ad avvistare
un animale nel suo habitat, ti senti bravo e fortunato, un po’ come se finalmente
senti che i tuoi occhi, le tue orecchie, il tuo naso si sono uniti in un solo
senso che ti permette di affinare la vista e vedere cose che prima non
immaginavi di poter vedere. Pura vida!

In fine, raggiungiamo il terzo bosco, quello tropicale.
In fine, raggiungiamo il terzo bosco, quello tropicale.
Qui sono riuscita a
vedere una specie di civetta ma più grossa. La foto non è perfetta ma sono
felice di essere riuscita a farla. Poco più in là tra lo stupore di tutti
(guida compresa) abbiamo l’onore di vedere una scimmia con il suo piccolo.
Ennesima emozione, ma sempre più forte. Stava lì sospesa tra due rami e a un
tratto spunta il musetto del piccolo!
Elia ci spiega molte
cose su piante e animali, ad esempio, la scimmia che abbiamo appena visto, si
chiama scimmia ragno e ha un modo molto particolare di mettere in fuga alcuni
suoi predatori. Infatti, se minacciata, ti tira addosso i suoi escrementi.
Bizzarra la natura eh? La nostra guida è fantastica e quando si fa seria, vuol dire che ha avvistato qualcosa. Allora veloce, piazza il suo binocolo digitale e a turno ci fa sbirciare dentro per vedere animali bellissimi e ignari di essere osservati durante le loro naturali attività.
Bizzarra la natura eh? La nostra guida è fantastica e quando si fa seria, vuol dire che ha avvistato qualcosa. Allora veloce, piazza il suo binocolo digitale e a turno ci fa sbirciare dentro per vedere animali bellissimi e ignari di essere osservati durante le loro naturali attività.
Gli animali con quel
fantastico strumento, sembrano vicinissimi ed è un’emozione fortissima.
C’è da dire però, che
solo un occhio esperto come il suo può vederli così facilmente.
E’ un lavoro faticoso
ma credo che solo chi ha una grande passione può svolgerlo con serietà e
impegno. Dopo almeno tre ore di cammino tra sentieri in parte facili, torniamo
verso la spiaggia.
Ci aspetta un premio,
sì perché Elia ha preso una noce di cocco e ci ha mostrato come si apre. Qui il
cocco non è come siamo abituati a vederlo nei supermercati. Originariamente, è
avvolto un uno spesso strato verde molto difficile da aprire e solo dopo averlo
asportato, si arriva alla noce marrone. Con un colpo secco contro la roccia e
con l’aiuto di un piccolo machete, il cocco è pronto! Gustoso e fresco. Grazie.
La marea però è salita
e il piccolo tratto di che porta da una sponda all’altra della spiaggia si è
allagato. Non possiamo guadarlo è pericoloso. Chiedo a Elia perché e lei mi
risponde che in quella zona è abitata da un coccodrillo e l’acqua è troppo alta
e la corrente troppo forte. Meglio non rischiare. La nostra guida allora chiama
un collega del posto che ci viene a prendere con una piccola imbarcazione che
ci porta in brevissimo tempo dall’altra parte. A un certo punto vicino all' insenatura tra la spiaggia e il rio, vedo un fantastico uccello simile a un airone ma molto più grande
con il collo lungo e con quasi gli stessi colori della sabbia. E’ un airone
Tiger! Immobile e impercettibile, non sono riuscita fotografarlo perché
qualcosa l’ha spaventato e in un secondo è scomparso.E’ ora di pranzo e sono
affamatissima!
Ci sistemiamo su dei
tavolini da campeggio di legno disposti, qua e la in un’area della spiaggia e
dopo aver apparecchiato, assistiamo alla preparazione minuziosa e curata del
nostro pranzo.
Infatti, Elia con molta
pazienza si mette ad affettare, l’ananas, a disporre le scatolette di tonno e
mais sul tavolo, a preparare dell’insalata e a disporre l’acqua nelle caraffe.
Che meraviglia un
pic-nic sulla spiaggia con pasta fredda, pomodori, wurstel, mais. Insalata,
maionese, cetrioli, e tanta frutta fresca.
Durante il pranzo,
abbiamo parlato un po’ in spagnolo e un po’ in italiano. Abbiamo riso
tantissimo, una bella pausa pranzo in un paradiso terrestre. E che vuoi di più?
Niente riposino però,
Elia ci dice che il cammino non è ancora finito e che torneremo nella foresta.
Rimettiamo tutto al suo
posto, e ripartiamo nuovamente.
Il sentiero qui è molto
più fangoso e impegnativo ma saremo premiati con arrivo, una bella cascata dove
sarà possibile bagnarci!
Fa molto caldo e
l’umidità si percepisce molto.
Pausa finita ci si
riveste e ci s’incammina sul sentiero del ritorno.
Ripercorriamo i
sentieri dell’andata e una volta arrivati in prossimità della spiaggia,
sentiamo dei versi rochi arrivare da poco lontano.
Seguiamo la direzione
dei versi e scorgiamo una bellissima coppia di pappagalli Ara su di un albero
vicino alla spiaggia.
Sono enormi, i loro
colori sono stupendi, si passa dal rosso acceso al giallo intenso e il loro
piumaggio t’incanta. Sono animali molto fedeli e si dice che una coppia, una
volta formata, resta insieme tutta la vita.
Devo dire che in questa
escursione, sono stata molto fortunata. Ho visto molti animali e vissuto
emozioni forti nei tre boschi, il silenzio della foresta ti culla ed è
affascinante sentire i rumori che producono. E’ ora di rientrare alla base. La
barca ci attende sulla spiaggia. Mentre costeggiamo a piedi l’ultimo tratto
roccioso della spiaggia, riesco a notare dei pesci tropicali a pelo dell’acqua.
Riconosco un pesce palla ma più variopinto e altri pesci più piccoli intenti a
procurarsi cibo tra gli scogli. Altri quaranta minuti
di navigazione e siamo tornati a Drake, abbraccio Elia e so già che un po’ mi
mancherà il suo sorriso e la sua pazienza saluto il capitano e con Javier,
Kathy e Luca ci dirigiamo verso il nostro lodge. Una volta in cima, ci accoglie
una signora dalla voce squillante di nome Mariana. E’ molto simpatica e mentre
eravamo tutti intenti a chiacchierare, sentiamo un gran trambusto venire dalla
cima di una palma vicino alla mensa.Spunta all’improvviso
una scimmia cappuccino. Mi dicono sia una normale frequentatrice del centro e
mi raccomandano di non dare loro cibo. Con non poca fatica,
riesco ad avvicinarmi sufficientemente a lei per scattarle un paio di foto. Che buffa, è
incredibile quante facce ed espressioni riescono a fare.
Ora un po’ di meritato
riposo, una bella Imperial fresca e mi siedo a osservare nuovamente lo
splendido panorama al tramonto.
Dopo una veloce
sistemata agli zaini, sono pronta per la cena. A tavola conosco due ragazzi
nuovi, arrivano da Barcellona, si chiamano Anton e Oriol. Sono arrivati nel
primo pomeriggio mentre noi eravamo al parco. Con loro trovo più facile parlare
lo spagnolo. Lo parlano meno veloce e stretto.
Arrivano anche Simone e
Ilaria e devo ammettere che risentire l’italiano dopo giorni di spagnolo mi
conforta un pochino. La cena è stata divertente, Michael è il solito casinista
e con Javier, il divertimento è assicurato.
Sono stanchissima e
subito dopo cena, saluto tutti e mi avvio verso la stanza.
Domani si ripartirà con
destinazione Manuel Antonio e al tanto sospirato parco nazionale.
La sveglia è alle 5,45
colazione alle sei e poi alle sette imbarco per Sierpe.
Grazie all’aiuto di
Javier, abbiamo confermato la prenotazione al Costa Linda per le prossime notti
a Manuel Antonio.
20 novembre 2011
11 Novembre 2008
11
Novembre 2008
Sierpe / Corcovado
Sveglia alle sei e dopo
il solito controllo zaino, alle sette e dieci siamo già sul bus per Sierpe,
dove dopo l’ imbarco andremo a vedere il Parco del Corcovado. Il nome
dell’autista è Antonio e quello di suo figlio Marcelo, e il viaggio in loro
compagnia è stato divertente, infatti, ha chiacchierato tutto il tempo. Unico
episodio meno divertente è stato la mia testata nella portiera del bus.
Infatti, alla partenza, ho chiesto se ci si poteva fermare a Quepos per un
caffè. Scendo a prendere il caffè “ ustionante” per tutti, ma
mentre risalivo a bordo, ho “ inforcato” la porta del bus come un ariete e non
abbassando sufficientemente la testa, ho tirato una capata galattica sulla
guarnizione della porta laterale. Tutti si sono preoccupati e a me veniva da
piangere.
Mi sono trattenuta a
stento dall’imprecare e Antonio visibilmente preoccupato, accenna un sorriso e si beve il suo bicchierone di caffè.
Mi siedo, poso quel
cavolo di caffè bollente e provo a dire “ tutto ok”!
Dopo cinque minuti mi è
spuntato un bernoccolo enorme e dolorante.
Ogni tanto Antonio
guardava dallo specchietto retrovisore per vedere se ero ancora viva e dopo una
mezz’oretta scherzavamo tutti insieme sulla mia testata.
Mamma mia che male
però…
Lasciamo
l’interamericana e prendiamo la strada più disastrata che abbia mai visto!
Carettera Domenical, il bus sobbalza come una barca e sulla strada incontriamo parecchi camion enormi
e macchine scassate che facevano gli slalom tra grosse buche e crateri.
Dopo tre ore di
viaggio, finalmente sono a Sierpe.
Raggiungiamo il molo e
dopo un po’ riusciamo finalmente a parlare con il capitano Alex.
Che tipo stravagante!
Ci dice di aspettare, e noi allora ne approfittiamo per mettere qualcosa sotto
i denti. Sandwich al pollo e succo d’arancia. Il locale è poco affollato, le
pareti sono in legno, ai muri, trofei di pesci e quadri a tema marinaresco. Al
suo interno una parte dedicata ai numerosi souvenir e al fondo bagni puliti e
ordinati.
E’ un’ora e mezza che
ormai aspettiamo e inizio un po’ a scocciarmi, sul molo degli uomini stanno
caricando delle casse sulle barche ma ancora nulla.
Provo a chiedere quando si parte…alle 11,30 hanno risposto. Sono le 10,40.
Pura vida!
Finalmente spunta Alex
che ci fa segno di scendere e alle 11,20 si parte.
L’imbarcazione è simile
a quella utilizzata al Tortuguero e iniziamo così a risalire il rio in
direzione della baia di Drake. La guida è molto sportiva e il nostro capitano
Alex sembra un trafficante di droga, un misto tra Maradona e Mario Merola.
Occhiali da sole scuri
a specchio, collana d’oro massiccia su petto villoso e cronografo su
polsino…spettacolo!
Che emozione ragazzi,
in acqua anche qualche alligatore e ovviamente iguane.
Raggiungiamo la foce
dell’oceano Pacifico, la barca inizia a
saltare sulle forti correnti e s’inizia a cavalcare le onde. Sembra di essere a
un rodeo, dove il toro impazzito è l’oceano e la sella il mio sedile.
Insomma, dopo un’ora di
safari e rodeo, arriviamo alla Baia di Drake.
Non siamo i primi a scendere,
ma gli ultimi.
Questo perché il nostro
Lodge è quello economico e si trova un po’ più spostato dalla baia. Saluto
Alex, puravida e gracias de todos.
Sulla spiaggia ci
aspetta un ragazzo di nome Armando, che gentilmente si offre di portarmi lo zaino.
Il nostro Lodge si
chiama Mirador e una volta vista l’ imponente salita che mi aspettava, capisco
subito perché.
Se lo zaino non me lo
portava “S. Armando”, credo che sarei morta a metà strada.
Una volta arrivati in
cima, ci accolgono i ragazzi della struttura.
Michael è il gestore,
Hugo il cameriere e Mariana la cuoca.
Dopo un paio di
domande, ci accompagnano alla nostra stanza.
La fatica impiegata per
raggiungere il posto, è ampiamente ripagata dalla vista che c’è quassù!
Dai balconi tra la
vegetazione, si riesce a vedere la baia e l’oceano, tra il canto dei grilli e
il passeggiare delle scimmie, sembra di essere in un documentario. Non c’è la
corrente elettrica, tranne che nell’area, dove ci sono i tavoli della mensa. La
stanza è arredata in modo spartano e il bagno è piccolo ma pulito. La doccia?
Fredda, ma ormai mi sto temprando.
Siccome non c’è la
corrente, l'unica luce è quella a lume di candela e quest'ultime sono adagiate in
porta candele di bambù.
I numeri delle porte sono fatti con le conchiglie e la zona della mensa si affaccia sul meraviglioso panorama. E’ un posto che mi dona pace e serenità, un ritorno alla natura, una convivenza primordiale tra uomo e natura.
Dopo questa breve
visita, posiamo gli zaini in stanza, costume e via verso la spiaggia selvaggia.
Mi viene un po’ male
scendendo, al pensiero della risalita del ritorno, ma la curiosità è troppo
forte.
La spiaggia è enorme e
più selvatica di quella del Tortuguero, la sabbia e scura e sulla riva si
possono trovare moltissimi detriti portati dalle onde.
Alle mie spalle c'è una
foresta piena di palme da cocco, mangrovie e alberi imponenti.
Il mare è impetuoso e
forse non è il caso di fare il bagno, anche perché l’acqua è torbida e piena di
detriti come pezzetti di legno, alghe etc. etc.
La corrente è molto
forte e visto che non sono proprio un’esperta nuotatrice, è meglio che non mi
tuffo. Poco male, la spiaggia è ricca di cose da vedere come paguri, semi di
piante a me sconosciute, e materiale ideale per farmi, magari un braccialetto
portafortuna.
Siccome ferma, non ci
riesco a stare, vado in cerca qua e la di piccole conchiglie e materiale
naturale. Dopo non poca fatica, riesco a farmi un braccialetto con una
conchiglia utilizzando come cordino, la fibra delle noci di cocco.
Non chiedetemi come ci
sono riuscita, è magia!
Che bello, sono molto
soddisfatta del risultato, sarà il mio portafortuna finché vorrà.
Sono consapevole che è
vietato raccogliere materiale sulle spiagge protette, ma ne ho utilizzato
davvero poco e prometto di lasciarlo qui quando ripartirò.
Provo a prendere un po’
di sole, ma perdo subito la pazienza e allora , ci incamminiamo in una
lunga passeggiata da un capo all’altro della spiaggia.
Ci sono molto cani
selvatici in giro e bisogna fare attenzione in caso di branchi numerosi.
Neanche finisco di
pensarlo che un gruppetto ne attacca uno che passeggiava insieme con noi.
Mamma mia che spavento,
ho pensato che gli avrebbero del fatto male, ma alla fine tutto si è risolto
con morsicature e tanto spavento anche per il cane solitario.
Al confine tra la
foresta e la spiaggia, ho visto delle piccole strutture domestiche, qualcuna
adibita a piccolo negozio alimentare,
altre credo come vere abitazioni.
La baia non è molto
abitata, in compenso ci sono altri lodge turistici come il nostro,. Solo che il
nostro è il più bello e il più in alto di tutti.
Dopo la mega
passeggiata sulla spiaggia, si torna indietro per affrontare la salita che
porta alla nostra stanza. Eccola, è ripidissima e a tratti fangosa ma so che ce
la posso fare.
Infatti, come se niente
fosse, mi ritrovo già in cima e non ci credo. Qui ti viene una forza sovraumana!
Sarà la natura, l’aria del mare o semplicemente il tempo che rallenta e il tuo
cuore che batte all’unisono con la natura. Non lo so, qui tutto ti trasforma,
tutto ti stupisce, tutto ti emoziona.
Bisogna fare la doccia
in fretta per due motivi. Uno perché l'acqua è ghiacciata, due perché le scorte
sono limitate. In fondo la natura si rispetta anche così e poi in fondo in
fondo non è un grosso sacrificio.
E’ l’ora di cena. Siamo
tutti seduti in un grande tavolo. Sedute insieme con noi ci sono due ragazze
francesi non tanto socievoli, un americano timido e introverso e una coppia di
fidanzati molto “caratteristica”.
Sono rispettivamente un
costaricense Javier e una ragazza svizzera Katerina.
Davvero molto
simpatici, teneri e affettuosi e lui davvero una comica. Doveva esserci anche
una coppia d’italiani Simone e Ilaria, ma sono andati a fare il night tour e
non siamo riusciti a conoscerli. Magari domani chissà.
Finisco la cena senza
caffè e poi Michael, da due dritte per la nostra escursione di domani al Parque
del Corcovado. Allora, la colazione è alle sei, l’imbarco alle sette e ci
raccomanda di indossare scarponcini, pantaloni lunghi, cappello, kway, occhiali
e tanto repellente per i Mosquitos. Javier non stava mai zitto e credo che ci
abbiano raccontato più leggende che cose vere…comunque domani ci sono anche lui
e Katerina e mi sa che ci sarà da ridere.
Salutiamo i pochi
rimasti a tavola e andiamo a dormire, domani sarà un’altra giornata
impegnativa.
Mi fermo qualche minuto
fuori dalla stanza e mi siedo sulle panche del dehor con una candela accesa.
Devo aggiornare un po’ il mio diario di viaggio, altrimenti poi mi viene sonno
e addio nomi.
Torno in stanza ma poco
dopo aver preso sonno, un rumore fortissimo ci fa saltare sul letto!!
Mi sveglio
di botto e mi affaccio alla zanzariera.
Un attimo per
riprendere fiato e conoscenza e subito capisco che quel rumore forte era stato
provocato da un cocco caduto sulla tettoia di plastica un paio di stanze dopo
la nostra.
Mamma mia
che infarto! Di sicuro c’era lo zampino di una scimmia, poiché dopo il botto,
qualcosa scappava tra le foglie della palma.Prendere nuovamente sonno non è stato facile, ma crollo comunque pensando alla splendida giornata di domani.
Notte notte...
4 novembre 2011
Quattro Novembre 2011
Cari lettori, care lettrici
oggi è un giorno da ricordare con gioia e anche un pò di malinconia.
Tre anni fa, partvo per il Costarica e nonostante il tempo passato, i ricordi sono vivi dentro me.
Voglio festeggiare con tutti voi che avete sbirciato in questo blog dedicato alla puravida questo terzo anniversario.
Un grazie di cuore a tutti voi che mi seguite e un augurio sincero di puravida a tutti!!
Continuate a seguirmi numerosi e se avete qualche domanda da farmi in merito, sarò felice di rispondervi.
Puravida siempre e che Dio vi benedica!
Tamara
oggi è un giorno da ricordare con gioia e anche un pò di malinconia.
Tre anni fa, partvo per il Costarica e nonostante il tempo passato, i ricordi sono vivi dentro me.
Voglio festeggiare con tutti voi che avete sbirciato in questo blog dedicato alla puravida questo terzo anniversario.
Un grazie di cuore a tutti voi che mi seguite e un augurio sincero di puravida a tutti!!
Continuate a seguirmi numerosi e se avete qualche domanda da farmi in merito, sarò felice di rispondervi.
Puravida siempre e che Dio vi benedica!
Tamara
31 ottobre 2011
10 Novembre 2008
10 Novembre
2008 Manuel Antonio
Questa mattina ho dormito più del solito! I vicini di
stanza, seppur rumorosi, non sono riusciti a svegliarmi.
Grazie a Douglas, ho avuto il privilegio di dare da
mangiare alle scimmie scoiattolo che popolano tutta Manuel Antonio.Infatti, sugli alberi intorno alla cabinas, vive un'allegra famiglia di queste piccole scimmiette e per chiamarle occorre fare lo stesso suono che si fa per chiamare i gatti da noi.
Douglas ci saluta e ha in mano delle banane e poco dopo dall'alto degli alberi arrivano le scimmie.
La colazione mi aspetta e sulla strada vedo una piccola agenzia di viaggi e voglio provare a chiedere
informazioni per la nostra prossima escursione al Parco del Corcovado. Un posto molto
più selvatico di Manuel Antonio e Tortuguero quindi sicuramente avventuroso!!
Dopo 1000 domande alla povera Arellis (giovane ragazza
proprietaria dell’agenzia), la decisione è presa! L’escursione costa 365
dollari a testa, all inclusive due notti, pasti, trasporti e ingresso al parco
naturale. Si partirà domani mattina alle sette, non vedo l’ora!
Per la colazione si è fatto tardi, in una soda vicino
alla spiaggia, pranziamo con 3000 colones in un ristorantino carinissimo.L’oceano oggi è incantevole, il clima ottimo per una
bella caraffa di sangria da sorseggiare sullo sdraio.
Una volta sistemati sugli sdrai, chiediamo a un
ragazzo inglese vicino a noi quanto aveva pagato la sangria. Benissimo niente
brocca, (costa 16$), due Imperial va benissimo! A un certo punto si
avvicina un ragazzo di bell’aspetto con dei volantini in mano. Lo saluto e gli
chiedo se conosceva un locale carino dove fare cena e lui, con un grande
sorriso mi consiglia un locale poco fuori da Manuel Antonio a poche fermate di
bus,si chiama Latino Launge.
La partita di calcio improvvisata da surfisti e
ragazzini si è finita e dobbiamo prenotare una stanza per il nostro ritorno dal
Corcovado.
In una delle nostre passeggiate verso il parco di
Manuel Antonio, abbiamo visto una cabina sul lato destro molto carina, si
chiama Costa Linda,ci accoglie una ragazza che occhio e croce avrà 18-20
anni e ha già un bimbo di pochi mesi. In Costarica, sono molte
le ragazze madri, le famiglie sono numerosissime e molti uomini fanno perdere
le loro tracce. La stanza doppia con bagno in comune costa poco più di 20$ dollari e la sistemazione è davvero ottima.
Prendiamo il bus locale per pochi spiccioli e diciamo all’autista se può
lasciarci alla fermata più vicina al locale e lui con un cenno e mezzo sorriso,
dopo cinque fermate ci fa scendere.
Tutto intorno è buio ma ci sono molti turisti a piedi
e dopo un po’ di salita vediamo il Latino Lounge.
Ci accoglie un uomo sulla quartina di nome John.
I tavoli sono ben distanziati tra loro, c’è una sala
molto grande con candele accese sui tavoli e un un dehor con vista sulla foresta!
Ogni tanto si sentono dei rumori dagli alberi vicini e
credo che se spunta qualcosa potrei morire d’infarto. Nel locale ci sono solo uomini, affino lo sguardo, faccio una panoramica dettagliata
del locale e capisco perché.
John ci porta i menù, è adorabile e gentile. Ordino
casado con camarrones (gamberetti) e un’Imperial ghiacciata. A un certo punto
sentiamo un verso simile a uno squittio forte…ci guardiamo intorno e scorgiamo
sulla parete un enorme geco bianco!
John si siede un po’ con noi e scambiamo due parole in
allegria. Gli chiedo se hanno dei dolci e lui mi consiglia la torta ala
cioccolato. Mamma mia che buona! Super calorica ma ne valeva la pena. Ok il
dolce ma il caffè è terribile!
Se non ricordo male, lui è americano e abita in
Nicaragua e gestisce il locale suo e credo di un amico. Poi ci mostra delle
foto sue e dei suoi amici. Possiede una casa bellissima ed enorme. Ci racconta
piccoli aneddoti e racconti esilaranti e poi con molto piacere si presta a fare
un paio di foto. La cena ci costa 15000 colones. E’
ora dei saluti, dopo un abbraccio stretto, ringrazio e saluto John con un bel
puravida.
Visto la cena abbondante, si torna a piedi giù per i
tornanti ripidi.
Nell’aria si sente della musica suonata dal vivo, man
mano che scendiamo, si sente sempre più forte. Dietro ad una curva, riesco a
capire da dove arriva. E’ un locale pittoresco e affollato. Molto bello, ma
proseguiamo perché sono stanchissima.
A ogni tornante ci sono un locale diverso e turisti a
passeggio. Raggiungiamo un locale che avevamo già visto dal bus, si chiama El
Aviòn. E’ affollatissimo! Si tratta di un vero aeroplano, dove all’interno è
stato ricavato questo pub molto caratteristico. Sulla Lonely Planet, ho letto
la sua storia, davvero interessante.
Bellissimo locale, ma dopo un breve sbirciatina
continuiamo la nostra discesa verso la nostra stanza.
Uno sguardo veloce alla Lonely e poi nanna.
Domani mi aspetterà un nuovo viaggio…non vedo l’ora!Buonanotte mondo!!
30 ottobre 2011
09 Novembre 2008
09
Novembre 2008 Manuel Antonio
Risveglio facile, colazione super e alle 7.30 arriva
il nostro pulmino. Un saluto ai proprietari dell’hotel e si sale a bordo destinazione Manuel Antonio.
L’autista del bus è belloccio, sulla quarantina, sguardo duro ma secondo me con
il cuore tenero. Il suo nome? Erminio.
Circa a metà strada, facciamo una sosta pipì/souvenir
in una classica “soda” a bordo strada con mille cose appese fuori dove ne approfitto per chiedere a Erminio un paio d’informazioni sul
parco di Manuel Antonio e su eventuali cabinas economiche dove dormire. Il mio spagnolo è
imbarazzante ma lui è molto gentile e mi dice che domani il parco sarà chiuso e
che cabina Ramirez è il posto meno caro ma anche meno bello di tutto Manuel
Antonio! Puravida ragazzi…puravida.
Si ritorna a bordo e dopo una mezz’oretta, davanti a
noi un grande ponte e in lontananza altri bus turistici fermi a bordo strada.
L’autista ci spiega che sotto il ponte passa un grande
Rio e che sulle sue sponde si possono ammirare dei gigantisti coccodrilli.
Ci chiede se vogliamo scendere a fare due foto ed io,
ovviamente, ero già scesa!
Risalgo sul bus e via verso Manuel Antonio. Niente più
soste, ma dal mio finestrino mi godo il paesaggio. dopo un paio d'ore di viaggio, intravedo l’oceano e capisco che manca poco all'arrivo! Come faccio a saperlo? Lo so perchè Manuel Antonio è sull' Oceano Atlantico dalla costa opposta a quella del Tortughero. Dicono sia la "baia dei surfisti"......non vedo l'ora!
Il mio sguardo è fisso su quel tetto di foglie e
sull’insegna che dice, “AMA TODO NO ODIA NADA”. La mia prima impressione?
Caratteristico! La seconda? Scappiamo!Scendiamo verso quella che dovrebbe essere la
reception e lì incontriamo un signore (credo il Sig. Ramirez) e una donna
formosa che credo sia la cuoca.Ci guardano entrambe con un gran punto interrogativo
sulla faccia.Ebbene, con un sorriso enigmatico, ci spiega che non
ha nessuna prenotazione da S. José a nostro nome. Puravida!Dopo una breve ma intensa trattativa, ci offre per
soli 40$ una stanza con quattro posti letto e senza aria condizionata.Vediamo la stanza, "caratteristica " e spartana, il pezzo
La stanza non sarà 5 stelle ma va bene, affare fatto. Quel tesoro di signore però, forse si è dimenticato di
dirci che la doccia (un tubo che sporge dal muro) è fredda!
Ormai siamo abbastanza temprati, due risate e via. Il
malumore ci passa una volta vista la spiaggia.
Che spettacolo, l’oceano!Ci sono onde alte che si infrangono sul bagno asciuga e non c'è tanta gente.Tutto intorno, palme e sabbia finissima!
Come tanto sperato, ecco i surfisti e la distanza tra
noi e la puravida è sempre più breve!
C’è un chioschetto sulla spiaggia e decidiamo di
ordinare qualcosa da mettere sotto i denti.
Pranziamo con il piatto tipico locale (sempre casado) a base di pollo
e verdure accompagnato da una bella Imperial ghiacciata alla modica cifra di 6
dollari a testa.
Molto caro direi ma la spiaggia è davvero troppo
bella.
Si torna in “stanza”, bikini e via di nuovo verso la
playa.
L’acqua è tiepida e la spiaggia è immensa e poco
affollata, nonostante sia domenica.
Il clima è umido e ventilato e il sole è caldo ma non
lo senti tanto sulla pelle.
Una bella passeggiata è quello che ci vuole per
abituarsi al nuovo clima.
In lontananza, un gruppo di persone è fermo a
osservare qualcosa sulla riva della spiaggia.
Li raggiungiamo, ho pensato fosse qualche animale
trasportato dalla corrente, ma mi sbagliavo.
Era il cadavere di un uomo!
La gente gli stava vicino come nulla fosse e dei
bambini scherzavano tra loro facendo cenni di orrore con le mani.
Arriva la polizia e noi passiamo al largo e continuiamo
la nostra passeggiata fino agli scogli.
Più la spiaggia si fa isolata e più le persone che la
frequentano cambiano aspetto.
Forse mi sono fatta un po’ condizionare da quello che
ho visto, ma, meglio tornare indietro.
Decido di fare un bagno ma le onde sono altissime e la
risacca a riva è talmente forte che rischio di uscire dall’acqua senza costume.
Nel pub di fronte alla spiaggia, facciamo due chiacchiere con un ragazzo
spagnolo di Barcellona che ora lavora lì dopo avergli raccontato l'avventura della spiaggia ci racconta che lì è normale sentire e vedere certe cose, infatti al largo ci sono i “pirati”, delinquenti che
attaccano le barche dei pescatori e le derubano. Qualche volta però ci scappa il morto.
In paese non si parla d’altro, secondo alcune
indiscrezioni, l’uomo ritrovato sulla spiaggia era morto da un paio di giorni e
la corrente lo aveva poi lasciato a riva.
Torniamo in stanza e lì incontriamo Douglas, il
gestore della cabina e gli raccontiamo subito quello che avevamo visto. Lui ci
dice che i morti sono due, uno bianco e uno nero.
Pazzesco! Decidiamo che forse la pesca d’altura non lo
andiamo a fare.
Dopo una bella doccia fredda, torniamo in paese e tra
una bancarella e l’altra, passiamo davanti a vari ristoranti ma uno solo ci
ispira come posto e prezzi, si chiama Rio de Mar.
Tavoli con vista mare e in sottofondo musica soft di
Sade.
Molto grazioso, cena con totani fritti e contorno di
broccoli, carote e purè di patate accompagnati da una cerveza servita a lume di
candela servita dalla Signora Sara spendendo
28 dollari in tutto.
A un certo punto, vedo dietro al nostro tavolo, un
ragazzo giapponese che stamattina ha fatto il viaggio in bus con noi.
Si chiama Taka, ragazzo educato e umile, ci saluta con
un sorriso e ci raggiunge.
Passiamo la serata insieme e conosciamo un italiano
che ha aperto una gelateria lì a Manuel Antonio. Il gelataio Jerry!! A un certo punto Taka vede una ragazza cinese e mi fa
capire che gli interessa ma mi spiega che è troppo timido perché si avvicinino.
Io gli sorrido e cerco di fargli capire che è un bel
ragazzo e che se si avvicina con un sorriso, non può fallire! Ascolta il mio consiglio e lei, secondo me, è pure
interessata.
Si è fatto tardi, sono distrutta, salutiamo tutti e
andiamo a dormire, domani parco chiuso = spiaggia e mare todo el dia!!!!!!!!!! puravida
| Veranda con vista oceano e foresta |
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