31 ottobre 2011

10 Novembre 2008


10  Novembre 2008 Manuel Antonio


Questa mattina ho dormito più del solito! I vicini di stanza, seppur rumorosi, non sono riusciti a svegliarmi.
Grazie a Douglas, ho avuto il privilegio di dare da mangiare alle scimmie scoiattolo che popolano tutta Manuel Antonio.Infatti, sugli alberi intorno alla cabinas, vive un'allegra famiglia di queste piccole scimmiette e per chiamarle occorre fare lo stesso suono che si fa per chiamare i gatti da noi.
Douglas ci saluta e ha in mano delle banane e poco dopo dall'alto degli alberi arrivano le scimmie.
Sono bellissime e piccoline, fanno un verso tipo uno schiocco e sono molto vivaci. Ho allungato la mano e  anche se erano un pò diffidenti all'inizio, pian piano hanno preso fin troppa confidenza e siccome non avevo voglia di prendermi qualche morso ho cercato di non farmi prendere dall' emozione. Subito dopo però è arrivata un'altra scimmia, la cabe blanca o cappuccino che subito si è data da fare a scacciare le altre scoiattolo. La scimmia cappuccino è la più violenta, infatti si nutre dei piccoli delle sue simili e in più qui vengono chiamate "ladrones"!! Il motivo è facilmente intuibile, infatti sono molto abili a rubare fotocamere, portafogli, indumenti e ogni tipo di cibo.
La colazione mi aspetta e sulla strada vedo una piccola agenzia di viaggi e voglio provare a chiedere informazioni per la nostra prossima escursione al Parco del Corcovado. Un posto molto più selvatico di Manuel Antonio e Tortuguero quindi sicuramente avventuroso!!
Dopo 1000 domande alla povera Arellis (giovane ragazza proprietaria dell’agenzia), la decisione è presa! L’escursione costa 365 dollari a testa, all inclusive due notti, pasti, trasporti e ingresso al parco naturale. Si partirà domani mattina alle sette, non vedo l’ora!
Per la colazione si è fatto tardi, in una soda vicino alla spiaggia, pranziamo con 3000 colones in un ristorantino carinissimo.L’oceano oggi è incantevole, il clima ottimo per una bella caraffa di sangria da sorseggiare sullo sdraio.
Una volta sistemati sugli sdrai, chiediamo a un ragazzo inglese vicino a noi quanto aveva pagato la sangria. Benissimo niente brocca, (costa 16$), due Imperial va benissimo! A un certo punto si avvicina un ragazzo di bell’aspetto con dei volantini in mano. Lo saluto e gli chiedo se conosceva un locale carino dove fare cena e lui, con un grande sorriso mi consiglia un locale poco fuori da Manuel Antonio a poche fermate di bus,si chiama Latino Launge.
La partita di calcio improvvisata da surfisti e ragazzini si è finita e dobbiamo prenotare una stanza per il nostro ritorno dal Corcovado.
In una delle nostre passeggiate verso il parco di Manuel Antonio, abbiamo visto una cabina sul lato destro molto carina, si chiama Costa Linda,ci accoglie una ragazza che occhio e croce avrà 18-20 anni e ha già un bimbo di pochi mesi. In Costarica, sono molte le ragazze madri, le famiglie sono numerosissime e molti uomini fanno perdere le loro tracce. La stanza doppia con bagno in comune costa poco più di 20$ dollari e la sistemazione è davvero ottima.
Prendiamo il bus locale per pochi spiccioli e diciamo all’autista se può lasciarci alla fermata più vicina al locale e lui con un cenno e mezzo sorriso, dopo cinque fermate ci fa scendere.
Tutto intorno è buio ma ci sono molti turisti a piedi e dopo un po’ di salita vediamo il Latino Lounge.
Ci accoglie un uomo sulla quartina di nome John.
Il locale è deserto! Molto semplice e con musica soft di sottofondo.
I tavoli sono ben distanziati tra loro, c’è una sala molto grande con candele accese sui tavoli e un un dehor con vista sulla foresta!
Ogni tanto si sentono dei rumori dagli alberi vicini e credo che se spunta qualcosa potrei morire d’infarto. Nel locale ci sono solo uomini, affino lo sguardo, faccio una panoramica dettagliata del locale e capisco perché.
John ci porta i menù, è adorabile e gentile. Ordino casado con camarrones (gamberetti) e un’Imperial ghiacciata. A un certo punto sentiamo un verso simile a uno squittio forte…ci guardiamo intorno e scorgiamo sulla parete un enorme geco bianco!
John si siede un po’ con noi e scambiamo due parole in allegria. Gli chiedo se hanno dei dolci e lui mi consiglia la torta ala cioccolato. Mamma mia che buona! Super calorica ma ne valeva la pena. Ok il dolce ma il caffè è terribile!
Se non ricordo male, lui è americano e abita in Nicaragua e gestisce il locale suo e credo di un amico. Poi ci mostra delle foto sue e dei suoi amici. Possiede una casa bellissima ed enorme. Ci racconta piccoli aneddoti e racconti esilaranti e poi con molto piacere si presta a fare un paio di foto. La cena ci costa 15000 colones. E’ ora dei saluti, dopo un abbraccio stretto, ringrazio e saluto John con un bel puravida.
Visto la cena abbondante, si torna a piedi giù per i tornanti ripidi.
Nell’aria si sente della musica suonata dal vivo, man mano che scendiamo, si sente sempre più forte. Dietro ad una curva, riesco a capire da dove arriva. E’ un locale pittoresco e affollato. Molto bello, ma proseguiamo perché sono stanchissima.
A ogni tornante ci sono un locale diverso e turisti a passeggio. Raggiungiamo un locale che avevamo già visto dal bus, si chiama El Aviòn. E’ affollatissimo! Si tratta di un vero aeroplano, dove all’interno è stato ricavato questo pub molto caratteristico. Sulla Lonely Planet, ho letto la sua storia, davvero interessante.
Bellissimo locale, ma dopo un breve sbirciatina continuiamo la nostra discesa verso la nostra stanza.
Poco più giù c’è il Restaurant Gato Negro, è enorme e da fuori non si riesce a vedere il suo interno visto che è protetto da un enorme muraglione bianco con la scritta nera. Mi faccio fare una foto davanti alla scritta e la dedico al mio micione nero!
Dopo tre chilometri di discesa, arriviamo a valle e devo dire che mi ha aiutato a digerire.
Uno sguardo veloce alla Lonely e poi nanna. Domani mi aspetterà un nuovo viaggio…non vedo l’ora!Buonanotte mondo!! 









30 ottobre 2011





Manuel Antonio, in compagnia di Danilo e dei suoi "grilli "......... da guardare!!!

09 Novembre 2008

09  Novembre  2008 Manuel Antonio



Risveglio facile, colazione super e alle 7.30 arriva il nostro pulmino. Un saluto ai proprietari dell’hotel e si sale a bordo destinazione Manuel Antonio. L’autista del bus è belloccio, sulla quarantina, sguardo duro ma secondo me con il cuore tenero. Il suo nome? Erminio.
Circa a metà strada, facciamo una sosta pipì/souvenir in una classica “soda” a bordo strada con mille cose appese fuori dove ne approfitto per chiedere a Erminio un paio d’informazioni sul parco di Manuel Antonio e su eventuali cabinas economiche dove dormire. Il mio spagnolo è imbarazzante ma lui è molto gentile e mi dice che domani il parco sarà chiuso e che cabina Ramirez è il posto meno caro ma anche meno bello di tutto Manuel Antonio! Puravida ragazzi…puravida.
Si ritorna a bordo e dopo una mezz’oretta, davanti a noi un grande ponte e in lontananza altri bus turistici fermi a bordo strada.
L’autista ci spiega che sotto il ponte passa un grande Rio e che sulle sue sponde si possono ammirare dei gigantisti coccodrilli.
Ci chiede se vogliamo scendere a fare due foto ed io, ovviamente, ero già scesa!
Bisogna camminare stretti e a fila indiana perché il ponte è molto trafficato e le macchine sfrecciano velocissime.A metà ponte, guardo sotto e vedo, tranquillamente accucciati, almeno sette coccodrilli giganteschi,uno ha la bocca aperta e credo che dentro ci stia comodamente un uomo sdraiato.
 Risalgo sul bus e via verso Manuel Antonio. Niente più soste, ma dal mio finestrino mi godo il paesaggio. dopo un paio d'ore di viaggio, intravedo l’oceano e capisco che manca poco all'arrivo! Come faccio a saperlo? Lo so perchè Manuel Antonio è sull' Oceano Atlantico dalla costa opposta a quella del Tortughero. Dicono sia la "baia dei surfisti"......non vedo l'ora!
Il viaggio dura circa tre ore e mezzo. Sono le 11,30 e il bus ci lascia davanti alla Cabina Ramirez. Ciao Erminio, grazie e puravida.
Il mio sguardo è fisso su quel tetto di foglie e sull’insegna che dice, “AMA TODO NO ODIA NADA”. La mia prima impressione? Caratteristico! La seconda? Scappiamo!Scendiamo verso quella che dovrebbe essere la reception e lì incontriamo un signore (credo il Sig. Ramirez) e una donna formosa che credo sia la cuoca.Ci guardano entrambe con un gran punto interrogativo sulla faccia.Ebbene, con un sorriso enigmatico, ci spiega che non ha nessuna prenotazione da S. José a nostro nome. Puravida!Dopo una breve ma intensa trattativa, ci offre per soli 40$ una stanza con quattro posti letto e senza aria condizionata.Vediamo la stanza, "caratteristica " e spartana, il pezzo 
forte? La doccia!!
La stanza non sarà 5 stelle ma va bene, affare fatto. Quel tesoro di signore però, forse si è dimenticato di dirci che la doccia (un tubo che sporge dal muro) è fredda!
Ormai siamo abbastanza temprati, due risate e via. Il malumore ci passa una volta vista la spiaggia.
Che spettacolo, l’oceano!Ci sono onde alte che si infrangono sul bagno asciuga e non c'è tanta gente.Tutto intorno, palme e sabbia finissima!
Come tanto sperato, ecco i surfisti e la distanza tra noi e la puravida è sempre più breve!
C’è un chioschetto sulla spiaggia e decidiamo di ordinare qualcosa da mettere sotto i denti.
Pranziamo con il piatto tipico locale (sempre casado) a base di pollo e verdure accompagnato da una bella Imperial ghiacciata alla modica cifra di 6 dollari a testa.
Molto caro direi ma la spiaggia è davvero troppo bella.
Si torna in “stanza”, bikini e via di nuovo verso la playa.
L’acqua è tiepida e la spiaggia è immensa e poco affollata, nonostante sia domenica.
Il clima è umido e ventilato e il sole è caldo ma non lo senti tanto sulla pelle.
Una bella passeggiata è quello che ci vuole per abituarsi al nuovo clima.
In lontananza, un gruppo di persone è fermo a osservare qualcosa sulla riva della spiaggia.
Li raggiungiamo, ho pensato fosse qualche animale trasportato dalla corrente, ma mi sbagliavo.
Era il cadavere di un uomo!
La gente gli stava vicino come nulla fosse e dei bambini scherzavano tra loro facendo cenni di orrore con le mani.
Arriva la polizia e noi passiamo al largo e continuiamo la nostra passeggiata fino agli scogli.
Più la spiaggia si fa isolata e più le persone che la frequentano cambiano aspetto.
Forse mi sono fatta un po’ condizionare da quello che ho visto, ma, meglio tornare indietro.
Decido di fare un bagno ma le onde sono altissime e la risacca a riva è talmente forte che rischio di uscire dall’acqua senza costume.
Nel pub di fronte alla spiaggia, facciamo due chiacchiere con un ragazzo spagnolo di Barcellona che ora lavora lì dopo avergli raccontato l'avventura della spiaggia ci racconta che lì è normale sentire e vedere certe cose, infatti al largo ci sono i “pirati”, delinquenti che attaccano le barche dei pescatori e le derubano. Qualche volta però ci scappa il morto.
In paese non si parla d’altro, secondo alcune indiscrezioni, l’uomo ritrovato sulla spiaggia era morto da un paio di giorni e la corrente lo aveva poi lasciato a riva.
Torniamo in stanza e lì incontriamo Douglas, il gestore della cabina e gli raccontiamo subito quello che avevamo visto. Lui ci dice che i morti sono due, uno bianco e uno nero.
Pazzesco! Decidiamo che forse la pesca d’altura non lo andiamo a fare.
Dopo una bella doccia fredda, torniamo in paese e tra una bancarella e l’altra, passiamo davanti a vari ristoranti ma uno solo ci ispira come posto e prezzi, si chiama Rio de Mar.
Tavoli con vista mare e in sottofondo musica soft di Sade.
Molto grazioso, cena con totani fritti e contorno di broccoli, carote e purè di patate accompagnati da una cerveza servita a lume di candela servita dalla Signora Sara spendendo  28 dollari in tutto.
A un certo punto, vedo dietro al nostro tavolo, un ragazzo giapponese che stamattina ha fatto il viaggio in bus con noi.
Si chiama Taka, ragazzo educato e umile, ci saluta con un sorriso e ci raggiunge.
Passiamo la serata insieme e conosciamo un italiano che ha aperto una gelateria lì a Manuel Antonio. Il gelataio Jerry!! A un certo punto Taka vede una ragazza cinese e mi fa capire che gli interessa ma mi spiega che è troppo timido perché si avvicinino.
Io gli sorrido e cerco di fargli capire che è un bel ragazzo e che se si avvicina con un sorriso, non può fallire! Ascolta il mio consiglio e lei, secondo me, è pure interessata.
Si è fatto tardi, sono distrutta, salutiamo tutti e andiamo a dormire, domani parco chiuso = spiaggia e mare todo el dia!!!!!!!!!! puravida
Veranda con vista oceano e foresta
Serratura di sicurezza
                                                                                                                                                                                                                 

                   

                                                                                                        




26 ottobre 2011

8 Novembre 2008


08  Novembre  2008 S. José


Finalmente ho dormito, il letto scricchiolava un po’ ma la stanchezza del ritorno dal Tortuguero questa volta ha vinto. Dopo il risveglio, la colazione ci aspetta.
Davvero buona, uova strapazzate, pane tostato, frutta e marmellata. Il caffè? Questa volta buono ed io faccio bis. Decidiamo di fermarci un’altra notte per organizzarci meglio le escursioni e la seconda notte ce la fa pagare di meno. Dopo aver contrattato un pochino, riusciamo a pagare le due notti 61$.Si torna in camera e dopo la solita capatina in bagno, decidiamo di andare a vedere il “mariposario di s. José”.Dopo aver attraversato il centro a piedi, arriviamo in periferia e il paesaggio cambia visibilmente. Sembra tutto più industriale, poche case e la strada sono più larghe e dopo meno di un’ora raggiungiamo la nostra meta. Da fuori sembra una fregatura ma una volta entrati….cambio idea.L’entrata costa 1500 colones a testa.

 









Ad accoglierci una ragazza sorridente che ci spiega cosa vedremo all’interno del capannone a cielo aperto. Come posto è piccolino, ma non ho mai visto tante farfalle così da vicino e così belle.
In pratica una parte di questo centro è chiusa da delle reti e il resto è un piccolo parchetto, dove puoi fermarti a osservare la natura a due passi dalla città. Dopo la passeggiata tra le farfalle, torniamo a piedi verso il centro di S. José e una volta arrivati, siamo andati alla ricerca di un negozio che vendeva sigarette. Qui un pacchetto di Marlboro light costa 800 colones, quasi 2$. Dopo un giretto al supermercato locale (automercato), cerchiamo un posto, dove pranzare. Mentre ci dirigiamo al Mac Donald’s, vediamo alla nostra destra un localino molto caratteristico con interni rustici con il nome di Rostipollo. Al suo interno, oltre la particolare accoglienza, c’è un grande forno a legna, dove cucinano i polli allo spiedo. Il locale è molto spazioso, c’è molta gente ben vestita e soprattutto molti impiegati d’ufficio. Nel menù moltissimi piatti a base di pollo, dalle insalate ai sandwich, intero allo spiedo e persino le lasagne!Io decido per un panino al pollo e contorno di patate con piccolo extra di guacamole.Tutto davvero buono, accompagnato dalle coccole di Varicella, ragazza educata e simpatica che ci ha spiegato ben bene come funziona il locale. Con mia infinita gioia, la proprietaria mi ha concesso un’unica foto a quello spettacolare forno ripieno di polli! Abbiamo speso sugli 8 $ a testa e ne è valsa la pena. A spasso di nuovo nel centro della capitale, si decide di andare a vedere se la Cattedrale de S. José è aperta .Appena entrati un altare veramente imponente e a lato delle navate una via Crucis toccante. Qui in Costarica sono molto credenti, le statue sono tutte ornate di fiori e le vetrate sono bellissime e sembrano quadri illuminati e in alto gli affreschi riempono  i soffitti altissimi. Nella piccola cappella a lato della navata, stanno celebrando la messa, niente foto per non disturbare, entro, faccio due preghiere ed esco con il cuore più leggero.
 




La pace della cattedrale è interrotta al suo esterno, dall'incessante traffico cittadino e sopra la mia testa nuvoloni scurissimi esubito incomincia a piovere.
Anche la pioggia qui è diversa. Infatti, è così fitta e leggera che neanche la senti.
In giro tra le strade della capitale, ho notato che ogni negozio ha la sua guardia armata. Hanno tutti dei manganelli “consumati” e pistole grandi. Mah. Ci sarà da preoccuparsi?

Sento grida roche arrivare dall’alto, alzo lo sguardo e vedo decine di pappagalli sul cornicione della chiesa e altrettanti gruppetti rumorosi su di un albero nel parco di fronte. Incredibile, noi abbiamo i piccioni e i passerotti, loro i pappagalli!
Tra una pozzanghera e l’altra, si torna in Hotel per vedere se domani riusciremo ad andare al Parco di Manuel Antonio.
Un po’ umidicci, alla reception dell’hotel c’è un ragazzo giovane e volenteroso (soprattutto dopo la mancia) che con la modica cifra di 35 $ a testa, ci trova un trasporto privato per Manuel Antonio. L’agenzia con la quale siamo andati al Tortuguero, ci aveva consigliato una cabina (struttura tipo bed&brekfast) economica e sicura nel caso avessimo visitato Manuel Antonio.
Ebbene, il suo nome è Cabina Ramirez e visto che il nostro ragazzo dell’hotel era così disponibile, gli abbiamo chiesto se poteva chiamare lui e prenotarci una notte lì. Al momento della prenotazione però ci costa 26$ e non dieci come aveva detto l’agenzia….
Scatta il PURAVIDA, domani si vedrà. Dopo una bella doccia e riordino zaini, ceniamo nel locale consigliati dall'Hotel. Si chiama EL MUNDO. Comodo direi, è proprio di fronte e fanno la pizza.
Come locale niente male, molto moderno e con clienti giovanissimi. La pizza però….ma il tiramisù divino! Cena e servizio 30$. Domani la sveglia sarà puntata alle 6 AM colazione via verso l’oceano, via verso Manuel Antonio, a visitare il parco e a goderci un po’ di sole e di mare.

15 settembre 2011

Aggiornamento

Bene bene, è un bel pò che non posto sul mio blog ma rimedio subito.
Mi rendo conto che non ho detto nulla su di me.
Sono nata 35 anni fa e vivo qua e la tra Torino e le sue borgate. Amo viaggiare e quando le mie finanze lo permettono, parto per viaggi avventurosi. La mia seconda passione è la fotografia, non mi reputo una professionista ma con grande orgoglio e felicità,  sono riuscita a produrre il suo primo book fotografico. Lo potete trovare sul sito  www.blurb.com -  e l'album si chiama Puravida.

Ho deciso di condividere con tutti voi le mie esperienze di viaggio attraverso un diario che ho scritto ogni giorno sopra un semplice quaderno che poi ho trasferito qui sul blog. Ho impiegato quasi un anno a trascriverlo completamente e credo che nonostante il tempo impiegato a renderlo comprensibile e chiaro, rileggerlo e trascriverlo è stato un po' come fare il viaggio due volte! Ho riprovato tutte le emozioni che nel 2008 ho provato durante il viaggio in Costarica.  Una terra meravigliosa e selvaggia. Un viaggio tra immense piantagioni di banane  attraverso foreste tropicali con ragni, coccodrilli, scimmie , tartarughe e ...ma non aggiungo altro altrimenti niente più sorpresa....

E' la mia prima esperienza come scrittrice e blogger e con la speranza di renderlo fluido nella lettura, ho deciso di pubblicarlo in episodi accompagnandoli con delle foto scattate qua e là lungo tutto il viaggio...
Mettetevi comodi e preparatevi ad un viaggio avventuroso e divertente.

A presto sul mio blog, follow me.
Tammy

7 novembre 2008

7 Novembre 2008


07  Novembre  2008   

Parque  Naciònal  Tortuguero



Praticamente non ho chiuso occhio!
Nell’ordine ci sono stati:
un cagnolino che abbaiava con voce stridula, una turista che ha smesso di ridere all’alba e un qualche animaletto che ha camminato e sgranocchiato tutta la notte sul tetto della camera.
Quando alla fine però il sonno ha vinto sulla disperazione, le scimmie urlatrici hanno dato la sveglia a tutta la foresta.
Fanno dei versi inquietanti. Sono urla gutturali, erano lontane ma a me sembrava di averle in stanza con me.
Siccome di dormire, non se ne parla, mi alzo mi vesto ed esco a fare due passi e una volta uscita dalla camera, un'alba meravigliosa era lì ad aspettarmi.

Sono le cinque e mezza del mattino e il sole è già spuntato sul il villaggio deserto. Tutto ancora tace ed è una sensazione di pace quella che mi accompagna durante la mia passeggiata. L’unico animale selvatico che ho visto è il guardiano armato di fucile che tiene d’occhio le sponde del Rio.
Chissà perché non credo che stia lì per i coccodrilli.
Qua e là, vedo persone dello staff che si dirigono verso le cucine e allora decido di andare a vedere la parte del villaggio ancora in costruzione al di qua della passerella in legno. A dire il vero, il sentiero andava ben oltre il mio coraggio e a pensarci bene ho preferito rimanere  dove niente potrebbe mangiarmi, spaventarmi o mordermi.

Qui i ragni sono diversi. Ammetto di esserne terrorizzata da loro, ma la mia curiosità mi spinge a osservarli da vicino, ma sono presto distratta da un qualche rumore che sembra provenire dall'acqua del rio poco distante.
Era la signora addetta alla cucina...ed io che pensavo fosse chissà quale animale!
Imbarazzata la saluto e ritorno in stanza per prepararmi all'escursione di oggi.

Colazione leggera visto che devo andare in barca e una volta tutti presenti, dal molo si parte per il Parco del Tortuguero.
  













Navighiamo a bassa velocità, anche perché in questo punto del fiume, vivono dei mammiferi che si chiamano, se non sbaglio Lamantini e dopo l'avvistamento di  iguane,  cormorani, aironi e uno strano uccello notturno del quale non so il nome,





tra la vegetazione galleggiante, sono riuscita a fotografare tra mille peripezie, una gallinella d’acqua e una tartaruga  intenta a procurarsi del cibo tra le ninfee e la vegetazione galleggiante.
Nonostante i nostri occhi fossero puntati in alto, nessuna scimmia per il momento.
Nell’imbarcazione che ci segue, c’è una guida di nome Thomas, un' uomo grande e possente e dalla voce profonda.Da quando ha saputo che siamo italiani, ride e scherza con noi in continuazione e durante la navigazione notiamo sulla sponda del rio, quello che sembrerebbe un piccolo chiosco con cucina.

Direi che è la versione rivisitata di un fast food ma in mezzo ad una foresta tropicale. 

Hanno allestito  per noi un tavolo grande con vassoi pieni di cose buone come pollo fritto, platano arrostito, frutta fresca e salsine piccanti.
Una bella Imperial fresca e un dolce strano ma buono.
Niente male, il caffè però un incubo.

Dopo una buona ora in barca, scendiamo su di una spiaggia piccolissima e anche qui tronchi sapientemente lavorati dalle onde.




Insieme al nostro gruppo se ne aggiunge un altro molto numeroso, credo di origine indiana e qualche cinese o giapponese.  Scendiamo dalla barca e ci riuniamo al margine della foresta. Sono tutti un po’ sparpagliati e un omino con un bastone inizia a parlare ad alta voce indicando qualcosa per terra.
Appena inforcati il sentiero, infatti, zitto e molto vicino, ci aspettava un bel serpentone arrotolato su se stesso. Molto velenoso! Assomiglia alla nostra vipera, ma cinque volte più grande e velenosa.
Arriva Thomas che non ride più, ma sbianca notevolmente.
Le donne urlano, la guida sparisce con il serpente e tutti noi cambiamo sentiero.
Povero Thomas, chissà che spavento! Comunque secondo me il più terrorizzato era il serpente.
Durante il cammino, Thomas inizia a chiacchierare, è un omone di grande stazza, con un sorriso contagioso stampato sul viso e a me, fa morire dal ridere.
Con noi parla l’inglese, con i cinesi e indiani lo spagnolo! Che spettacolo di persona.
Dentro il bosco, il sentiero è spettacolare ma i mosquitos non danno tregua, meno male che io mi sono vestita come se dovessi andare in guerra.
Il gruppo però è troppo rumoroso e quindi, mi sa che alla fine sono stati gli animali che hanno osservato noi e non il contrario.
Tra iguane e ragni quello che mi ha sconvolto di più e stato vedere il bradipo!

Paffuto e impacciato. E’ come si vede in tv, un musetto tenerissimo e un’andatura lenta anzi lentissima.
Proseguendo la visita,  il sentiero ci porta nella radura delle palme da cocco dove la  vegetazione è meno fitta e la luce del sole illumina questa parte della foresta in modo particolare. Che meraviglia.
Riconosco questo suono. È l’oceano. Infatti, dopo poco, spuntiamo sulla spiaggia.
Scatto foto bellissime con il cielo che si perde nell’acqua e alla fine del cammino ci sono delle mucche lasciate lì a pascolare e mamma mia quanto sono magre.
Il ritorno è più rapido, la barca sembra volare sull’acqua ed io sono già un po’ triste a lasciare questo posto fantastico e dopo un’ora e mezza circa, siamo sul bus che ci riporterà a S. José.
Non potrò mai dimenticare questo paradiso e siccome eravamo tutti un po' stravolti, Thomas decide di fare una sosta per bere qualcosa e d andare in bagno ed io ne approfitto per fare entrambe.
Manca ancora qualche ora all’arrivo e siccome non sappiamo dove andare a dormire, chiediamo aiuto alle nostre guide che prontamente ci prenotano una stanza in un hotel della capitale.
A un certo punto Thomas viene a sedersi vicino a noi ed io ne approfitto per chiedere qualche consiglio sulla nostra prossima escursione e ci  racconta di quando faceva da guida al Volcán Arenal e Manuel Antonio e subito c’è chiaro quali saranno le nostre prossime tappe.
Mitico Thomas, un’adorabile simpatico omone che non dimenticherò mai.
Siamo arrivati, fuori è buio, salutiamo Laura e Thomas, un Adios al bus e scendiamo davanti all’Hotel Rincon de San José.
Entriamo nell’hole e lì ci aspettano un uomo sorridente e un ragazzo.
Paghiamo la stanza, portiamo su le valige e dopo una doccia finalmente calda, il meritato riposo ci aspetta.

6 novembre 2008

06 Novembre 2008

06 Novembre 2008          

Tortuguero




Sei del mattino giù dal letto bagagli pronti e colazione con pane tostato, burro, marmellata e succo d’ananas.
Poiché patisco l’auto, non esagero con il mangiare per non rovinarmi la gita. 
Saluto lo staff del "vesuvio" e scatto una foto ricordo con Victor, prima di salire sul mini bus direzione avventura!!
Il bus ha già a bordo altri turisti di nazionalità tedesca, inglese un cinese e altre quattro persone penso messicane. L'aria condizionata è al massimo e il nostro autista si chiama Alex, che per mia fortuna, guida benissimo nonostante la strada molto impegnativa.Ci troviamo infatti sulla famosa INTERAMERICANA, famosa strada che percorre l'intero continente americano da nord a sud. 
E' una strada larghissima dove puoi trovare di tutto. Macchine vecchie, numerosi pick-upe moto datate. Quello che più mi ha sconvolto sono i mega tir (truck)  che sfrecciano avanti e indietro e sono enormi proprio come quelli che si vedono in tv nei film americani. Hanno svariati colori e in accelerazione fanno un rombo pazzesco e i loro clacson sono simili a quello delle navi.

Durante il tragitto, appena fuori dalla città, il paesaggio è costituito unicamente di foresta, un’immensa distesa verde e la nostra guida che si chiama Laura è un peperino con  parlata veloce, sguardo vispo, corporatura minuta, apparecchio per i denti e i capelli corti.
Sembra una tipa tosta, capisco la metà di quello che dice ma ha un sorriso disarmante.
Dopo poco più di un’ora di viaggio, ci fermiamo a fare colazione in un locale caratteristico ai bordi dell’interamericana.
Si chiama Ranchos Robertos, una struttura di legno con il soffitto fatto con travi intrecciate. Davvero molto particolare e al suo interno è facile incontrare camionisti in pausa colazione o pranzo.


Nei locali si respira un’aria di perfetto equilibrio tra lavoro e vacanza. Ci sediamo ai tavoli e iniziamo  la nostra colazione composta da riso, fagioli e verdure (casado), accompagnato da uova strapazzate, pane tostato, frullato di frutta fresca(mango. Ananas,Papaia e banane) accompagnata dal solito caffè lungo che prima o poi mi abituerò a bere. 










































Esco per scattare un paio di foto e lì incontro Alex che mi confessa una strana usanza prima delle escursioni. Mi chiede di seguirlo ed io obbedisco. Siamo davanti a dei cespugli dove dice abitarci una ranocchia piccolissima e se riuscivamo a vederla avrebbe benedetto la nostra escursione portandoci molta fortuna.
Non so se è una vera leggenda ma sto al gioco e cerco con lo sguardo qualcosa che può assomigliarle.
Oddio l'ho vista davvero? E' davvero piccolissima! Una ranocchia della grandezza di un pollice è li beata tra le foglie perfettamente mimetizzata! 
Sono così felice e meravigliata che mi scappa un grido gioia e si girano tutti a guardarmi.
E’ una delle tante specie di ranocchie autoctone del Costa Rica e si dice che alcune siano velenose. Hanno colori sgargianti che avvertono della loro pericolosità.
Questa comunque è verde e graziosa e già solo per il fatto di averla vista tra la vegetazione mi fa sentire fortunatissima.

















Ripartiamo quasi subito e dopo poco tempo ci  infiliamo in una stradina ciottolosa, piena di buche che conduce davanti ad un cartello con scritto parco naturale o oasi qualcosa..
Scendiamo dal bus e paghiamo un dollaro a testa ad un uomo sorridente cihe ci conduce all'interno.A turno ci fa vedere una ranocchietta rossa e blu e un’altra ancora dormiente di colore  verde acceso (quella tipica che si vede su tutte le cartoline) rannicchiata dietro una foglia di palma dello stesso suo colore. Quella rossa e blu è velenosa, ci dicono di non toccarla ma è talmente piccola che se non fai attenzione la schiacci! Neanche finiscono di dirlo ed io l’avevo già sul braccio!



Niente panico, anzi gli scatto una foto mentre fugge tra le foglie.
Vado in bagno prima di partire e lì insieme con me c’era un pipistrello appeso a testa in giù nel muro, lo saluto, no foto ed esco per fare entrare una signora che aspettava il suo turno.
Mentre mi allontanavo, si sente un grido e lì capisco che forse alla signora non piacciono i pipistrelli!








































Si risale sul bus con destinazione la piantagione di banane del famoso Sig. Del Monte...chi non se lo ricorda?????
Durante il viaggio costeggiamo le abitazioni degli operai della piantagione.
Direi davvero precarie e povere e subito la tristezza mi avvolge al pensiero di come sia possibile che ancora oggi ci sono persone che vivono e lavorano in queste condizioni. Man mano che ci si avvicina all’ingresso, si vedono quelle dei responsabili e a prima vista sembrano certamente più solide e confortevoli...chissà perché.
Centinaia di piante di banane, il giallo e verde del panorama è rotto qua e la dall’azzurro dei sacchi che avvolgono i caschi di banane.
Alla mia sinistra, un capannone con sotto donne e uomini che lavorano in una specie di catena di montaggio. I frutti arrivano tramite dei grandi sacchi trasportati da delle funivie che scorrono tra i filari di banane e una volta scaricate, vengono immerse all'interno di grandi vasche piene di acqua e lavate. una volta pulite, vengono selezionate in base a peso misura e maturazione e subito dopo incassettate.
Lavorano sodo e  un po’ dispiace fotografarli mentre lavorano e allora chiedo se possono fare una foto con me al bordo vasca. 


Scambio due parole con un capoturno, e mi spiega che oltre ad essere un lavoro duro e pesante è anche poco retribuito. Insomma tante ore e pochi soldi, ma lavorano e sorridono felici della vita, anche se faticosa e precaria.
 Nessuno ti nega un sorriso, nei loro occhi c’è una luce magica e sorridere ti viene spontaneo . Una bella sensazione, forse la PURA VIDA, o forse il sole del Costarica ti scalda il cuore.







Dopo aver ascoltato la nostra guida che ci spiega il processo vitale dei banani, raggiungo un uomo anziano intento a vendere noci di cocco da bere.
Aveva con sé un enorme scarabeo.


Si riparte senza sosta alla volta del nostro imbarco per il Tortuguero e una volta arrivati a Caio Blanco, saliamo su di un’imbarcazione bianca e blu con lo scafo sottile e i sedili tipo bus. Il nostro autista Manuel ci sorride e accende i motori, sarà suo compito trasportarci fino al parco nazionale. 
Navighiamo per oltre un’ora sul Rio Reventation, Rio California, Agua Negra per giungere alla Laguna del Tortuguero. 



Durante tutta la navigazione, Manuel ci ha fatto vedere caimani, tartarughe, cormorani, aironi e tantissime iguane. Quest’ultime perfettamente mimetizzate tra la vegetazione ci ha raccontato che ne esiste una specie verde e piccola che si chiama Iguana Gesù Cristo. Il suo nome deriva dal fatto che se minacciata scappa “correndo” letteralmente sull’acqua.Ho avuto la fortuna  di vederla e sono rimasta affascinata dalla sua colorazione verde brillante. Incredibile.





Dopo aver navigato tra mangrovie e isolotti affollati da uccelli, arriviamo al Monkey Lodge. Sul volantino dell’agenzia c’era scritto “sistemazione economica”, ma secondo me è il posto più bello e fantastico che io abbia mai visto. Al nostro arrivo, ad attenderci c’era lo staff al completo e ci hanno dato un cocktail di benvenuto a base di frutta fresca frullata! Il capo villaggio di origine giamaicana ci spiega le regole del posto e come saranno organizzate escursioni e pasti.
Tutto intorno, capanne di legno con bagno privato e dondoli sulle verande. Un piccolo villaggio immerso nella foresta. La stanza è grande e il bagno è molto minimale ma confortevole. Nessun problema, il letto è grande e la stanza è pulita. Dobbiamo sbrigarci, tra mezzora, ci riuniremo perché ci porteranno a visitare la spiaggia dove  nidificano le tartarughe.
Il Monkey Lodge è circondato da giardini e  sentieri ben curati e sulla mia testa, una fitta vegetazione dove ho avuto il privilegio di fotografare un tucano e addirittura la mia prima scimmia cappuccino.
Sono stordita da tanta bellezza, mi sembra di essere dentro un documentario della National Geographic.
 Si parte alla volta della spiaggia e durante il tragitto, ho potuto osservare dove l’oceano incontra le acque del Rio…uno spettacolo così intenso e meraviglioso da non riuscire a descriverlo!
L’oceano è imponente, davanti solo lui e alle spalle la foresta! Scendiamo dall’imbarcazione e si sta alzando il un po di vento. 
Ci inoltriamo a piedi verso un piccolo sentiero che s’infila dentro la foresta. Dopo un quarto d’ora di camminata scorgo la spiaggia e sento il suono dell’oceano. Qui c’è da rimanere senza fiato. In fila indiana passeggiamo sulla sabbia finissima e alla nostra destra, al margine della foresta s’iniziano a scorgere i primi nidi di tartaruga.
Sono buche poco profonde ma dal diametro importante e al loro interno si possono vedere piccoli pezzetti guscio bianco. 
Non ci credo, quello che di solito si vede in tv, adesso è davanti ai miei occhi. Si vedono i segni sulla sabbia del passaggio delle tartarughe e poco più in là ne trovo una piccina che purtroppo non era sopravvissuta. Quante sensazioni tutte insieme!
La guida spiega come le tartarughe arrivano sfinite sulla spiaggia per deporre le loro uova e di quanto  alta sia la mortalità delle future tartarughine appena nate.
Una volta uscite dal guscio, infatti, per loro è una durissima lotta per la sopravvivenza.
Dalla spiaggia al mare, incontrano mille pericoli.
In primis dei grandi uccelli neri (che ho avuto modo di osservare e fotografare), poi tutti i predatori terrestri (compresi l’uomo) e infine una volta in acqua, il pericolo non è finito perché devono fare i conti con pesci affamati, uccelli e le forti correnti dell’oceano.
Povere tartarughine. Durante la passeggiata sulla spiaggia, ho avuto la fortuna di vederne una sola soletta che si precipitava verso l’acqua e a quello spettacolo vivente, non sono riuscita a trattenere le lacrime.
Sulla sabbia c’erano innumerevoli orme di tartaruga, di paguri, orme umane, di cane e di uccelli vari. Una cosa mi ha colpito molto, un cadavere in decomposizione di un animale che non riesco a riconoscere e poco più distante qualcosa di colore bianco che affiora dalla sabbia.
Mi avvicino e scopro che era uno scheletro di un delfino e tutto intorno tronchi di alberi perfettamente modellati dal mare completavano una sceneggiatura da film. L’acqua dell’oceano è di un blu intenso ed il cielo con le sue nuvole, fanno da contrasto per foto da  cartolina.


Ascoltando Laura, comprendo l'importanza del fatto che qui  nulla deve essere toccato, modificato e alterato dall'uomo,nessun animale deve essere nutrito o aiutato e anche se potrebbe sembrare crudele  la natura qui non deve subire nessun tipo di interferenza ed è di vitale importanza che il ciclo della vita debba  seguire il suo corso.
E' giunta l'ora di lasciare la spiaggia e siccome abbiamo la possibilità di visitare il paesino vicino al parco, ne approfittiamo per vedere come vivono le persone che popolano questi posti così lontani dalle comodità cittadine. 
Qui infatti il tempo sembra essersi fermato e gli  abitanti di questo piccolo villaggio sono tutti sorridenti, i bambini sono giocano per la strada  con fratellini e cani e tutti insiemi partecipano a qualcosa che assomiglia ad una specie di festa del villaggio. E’ molto piccola e si possono gustare dei mini spiedini di carne, ma mi accontento di una bibita fresca e mi siedo a godermi un magnifico tramonto sul Rio.


Fa molto caldo e l’umidità è altissima ma mi sento bene e in totale armonia con la natura che mi circonda.
Torniamo al Lodge e dopo una veloce doccia fredda (qui non esiste acqua calda ovviamente) ,cena buonissima a base di pesce e pollo , l'immancabile frutta , caffè (che stavolta non bevo) e una fetta di dolce, si torna nelle nostre stanze per la notte.

Viva Costarica!

Ciao a tutti! Allora già deciso dove andare in vacanza? Ma come dove? Costarica tutta la vita.... Sono tornata dopo molto tempo e scoppro...